Dalla lettera di Giovanni Paolo II al Reverendo Egidio Viganò, Rettore Maggiore dei Salesiani, nel centenario della morte di San Giovanni Bosco
Carissimo figlio,
la diletta Società Salesiana si prepara a ricordare con opportune iniziative il I centenario della morte di S. Giovanni Bosco, padre e maestro dei giovani…
Giovanni Bosco morì a Torino il 31 gennaio 1888. Nei quasi 73 anni della sua vita egli fu testimone di profondi e complessi mutamenti politici , sociali e culturali…Addensati nelle periferie delle città, i poveri in genere ed i giovani in particolare diventano oggetto di sfruttamento o vittime della disoccupazione: durante la loro crescita umana, morale, religiosa, professionale sono seguiti in maniera insufficiente e spesso non sono affatto curati. Sensibili ad ogni mutamento, i giovani restano sovente insicuri e smarriti. Di fronte a questa massa sradicata l'educazione tradizionale rimane sconvolta: a vario titolo filantropi, educatori, ecclesiastici si sforzano di venire incontro ai nuovi bisogni. Emerge fra essi in Torino Don Bosco per la sua chiara ispirazione cristiana, per l'iniziativa coraggiosa e per la diffusione rapida e ampia della sua opera…
L'Oratorio, che caratterizzerà tutta la sua opera, iniziò nel 1841 con un "semplice catechismo" e si diffuse progressivamente per rispondere a situazioni ed esigenze pressanti: l'ospizio per accogliere gli sbandati, il laboratorio e la scuola di arti e mestieri per insegnare loro un lavoro e renderli capaci di guadagnarsi onestamente la vita, la scuola umanistica aperta all'ideale vocazionale, la buona stampa, le iniziative e i metodi ricreativi propri dell'epoca…
Mi piace considerare di Don Bosco soprattutto il fatto che egli realizza la sua personale santità mediante l'impegno educativo vissuto con zelo e cuore apostolico, e che sa proporre, al tempo stesso, la santità quale meta concreta della sua pedagogia…
Per S. Giovanni Bosco, fondatore di una grande Famiglia spirituale, si può dire che il tratto peculiare della sua "genialità" è legato a quella prassi educativa che egli stesso chiamò "sistema preventivo"…Il termine "preventivo" che egli usò, va preso, più che nella sua stretta accezione linguistica, nella ricchezza delle caratteristiche tipiche dell'arte educativa del Santo. Va innanzitutto ricordata la volontà di prevenire il sorgere di esperienze negative, che potrebbero compromettere le energie del giovane oppure obbligarlo a lunghi e penosi sforzi di recupero. Ma nel termine ci sono anche, vissute con peculiare intensità, profonde intuizioni, precise opzioni e criteri metodologici, quali: l'arte di educare in positivo, proponendo il bene in esperienze adeguate e coinvolgenti, capaci di attrarre per la loro nobiltà e bellezza; l'arte di far crescere i giovani " dall'interno", facendo leva sulla libertà interiore, contrastando i condizionamenti e i formalismi esteriori; l'arte di conquistare il cuore dei giovani per invogliarli con gioia e con soddisfazione verso il bene, correggendo le deviazioni e preparandoli al domani attraverso una solida formazione del carattere. Ovviamente, questo messaggio pedagogico suppone nell'educatore la convinzione che in ogni giovane, per quanto emarginato o deviato, ci sono energie di bene che, opportunamente stimolate, possono determinare la scelta della fede e dell'onestà…
Caratteristica del suo sistema metodologico è l'"amorevolezza", che si traduce nell'impegno dell'educatore quale persona totalmente dedita al bene degli educandi, presente in mezzo a loro, pronta ad affrontare sacrifici e fatiche nell'adempiere la sua missione. E' tipica l'espressione "Qui con voi mi trovo bene: è proprio la mia vita stare con voi ". … quello che importa è che "i giovani non siano solo amati, ma che essi conoscano di essere amati ".
Il vero educatore, dunque, partecipa alla vita dei giovani, si interessa ai loro problemi, cerca di rendersi conto di come essi vedono le cose, prende parte alle loro attività sportive e culturali, alle loro conversazioni; come amico maturo e responsabile è pronto a intervenire per chiarire problemi, per correggere con prudenza e amorevole fermezza valutazioni e comportamenti biasimevoli. In questo clima di "presenza pedagogica" l'educatore è considerato un "padre, fratello e amico"…
Don Bosco amava usare il termine "familiarità" per definire il rapporto corretto tra educatori e giovani. La lunga esperienza lo aveva convinto che senza familiarità non si può dimostrare l'amore…
È questo il motivo per cui il Santo dà ampio spazio e dignità al momento ricreativo, allo sport, alla musica, al teatro o al cortile…
In questa "memoria" centenaria di S. Giovanni Bosco, "padre e maestro della gioventù", si può dire con ferma convinzione che la Provvidenza divina invita tutti voi, membri della grande Famiglia Salesiana, come anche i genitori e gli educatori, a riconoscere sempre più l'inderogabile necessità della formazione dei giovani.
… La mia Benedizione Apostolica, propiziatrice e messaggera dei doni celesti, pegno del mio affetto, sia di sostegno a te, ed insieme conforti e protegga tutti i membri della grande Famiglia Salesiana.
Data a Roma, presso San Pietro, il 31 gennaio, nella memoria di S. Giovanni Bosco sacerdote, nell'anno 1988, decimo del mio Pontificato.
Joannes Paulus II
Lettera di Giovanni Paolo II sul Santo dei Giovani
Categoria: Notizie sul santo dei Giovani
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UAF-2025-04050 depositata in data 22/01/2025


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